
Gli scacchi sono ingegno, strategia, ragionamento, ma si possono trasformare anche in uno straordinario strumento di riscatto sociale, relazionale e di supporto nella gestione delle emozioni.
La rivista mensile di Caritas Ambrosiana, Scarp de’ Tenis, del mese di giugno 2026, ha dedicato uno spazio a questa disciplina sempre più diffusa nei penitenziari, grazie al lavoro sinergico tra la Federazione Scacchistica Italiana, educatori e volontari.
L’immagine è potente: due detenuti seduti uno di fronte all’altro. Nella vita di tutti i giorni non si incrociano, si ignorano e non si piacciono. Poi, sul tavolo, compare una scacchiera. La tensione lascia il posto al silenzio, alla concentrazione e all'osservazione dell'altro. A fine partita scatta una stretta di mano spontanea. La disciplina degli scacchi ha trasformato la rivalità in rispetto reciproco.
“È soprattutto nelle carceri che assistiamo, ogni volta con grande sorpresa, a come i detenuti riescano a creare nuovi rapporti tra loro”, racconta Michele Barbone - Presidente onorario della FispT e a capo della commissione sociale dell'ente - nel numero di giugno di Scarp de’ Tenis.
A differenza dell’azzardo, che isola la persona in una dimensione solitaria, passiva e illusoria affidata al caso, gli scacchi mettono in relazione e spingono all'incontro. Se l'azzardo aliena l’individuo e lo porta a chiudersi in sé stesso, sulla scacchiera ogni mossa richiede presenza, responsabilità e un confronto diretto con l'avversario. È proprio questa natura relazionale e riflessiva a rendere gli scacchi uno straordinario strumento di rieducazione: insegnano che i risultati non dipendono dalla fortuna cieca, ma dall'impegno, dalla pazienza e dalla capacità di dialogare e rispettare chi ci sta di fronte.
C'è un ulteriore contrasto profondo tra queste due dimensioni. L’azzardo si fonda sull'illusione della vittoria facile e sulla ricerca di una gratificazione immediata, abituando la mente a delegare il proprio destino alla sorte e a ignorare le conseguenze delle proprie azioni. Negli scacchi, al contrario, l'azzardo non esiste: non ci sono dadi da tirare, carte coperte o fattori casuali. La posizione sulla tabella di gioco è il risultato trasparente e inequivocabile delle decisioni prese dai due partecipanti.
Gli scacchi scardinano la logica dell'impulsività — tipica sia dell'azzardo che di molte scelte di vita sbagliate — per sostituirla con la cultura della responsabilità: ogni mossa ha un costo, ogni decisione produce un effetto e il futuro non è qualcosa che si subisce per "sfortuna", ma un percorso che si costruisce pezzo dopo pezzo.
Tra i protagonisti di questa rivoluzione silenziosa c’è Mirko Trasciatti, 35 anni, istruttore internazionale e fondatore dell’associazione #Chess4Life. Partito nel 2015 nel carcere di Spoleto, il progetto si è ampliato nel 2023 all'istituto di Terni con l'iniziativa “Le mosse del riscatto”.
I percorsi guidati da #Chess4Life non cercano campioni, ma usano gli scacchi come leva pedagogica e psicologica, coinvolgendo anche psichiatri e formatori. Si tratta, infatti, di una disciplina che aiuta a gestire lo stress, la rabbia, la frustrazione, la pressione dell’isolamento oltre ad offrire e un linguaggio universale che va oltre le barriere culturali o biografiche.
Anche l’associazione Seconda Chance, nata per aiutare il reinserimento di ex detenuti nel mondo del lavoro, si occupa di organizzare corsi di scacchi nei penitenziari di Rebibbia, Terni e Palermo. La testimonianza di operatori e carcerati, documentata dalla Rivista Ristretti Orizzonti, dimostra come per i detenuti gli scacchi non siano solamente un momento di svago, ma anche un’occasione per conoscersi meglio e imparare a gestire le proprie emozioni. Mostra inoltre quanto questa disciplina sia anche uno strumento formativo che aiuta i detenuti ad affrontare la vita fuori dal carcere, aiutandoli a non ripetere gli errori passati.
Uno degli insegnamenti più profondi degli scacchi riguarda il rapporto con l'errore. Il vincitore, infatti, è colui che sbaglia meno mosse. Una partita apparentemente quasi perfetta potrebbe sfumare per una svista finale: imparare a non farsi travolgere dalla frustrazione di quel fallimento diventa un modo per imparare a gestire a livello emotivo le proprie emozioni, fondamentale per affrontare le scelte della vita reale.
Trasciatti cita il caso di un detenuto che si identificava nella figura del Re: non per presunzione, ma per il senso di perenne vulnerabilità e l'ansia di essere costantemente sotto attacco. Per chi è stato detenuto per anni, uscire e "tornare in campo" spaventa; la scacchiera permette di simulare queste paure e allenare la mente a calcolare le conseguenze prima di ogni singola mossa.
L’efficacia del lavoro con gli scacchi tra le sbarre risulta evidente da risultati concreti davvero sorprendenti: come la partecipazione di alcuni allievi di Trasciatti, per ben due volte e con buoni risultati, al Campionato Mondiale di scacchi per detenuti organizzato dalla FIDE. La pregnanza degli scacchi si evidenzia in particolare nella capacità analitica che il gioco stesso stimola e nell’allenamento a operare delle scelte con la dovuta cautela, valutandone i possibili esiti o rischi. Negli scacchi, infatti, il rispetto delle regole e dell’avversario sono ingredienti fondamentali, che possono aiutare i detenuti in maniera concreta nel loro percorso riabilitativo e di cambiamento di vita. Un ulteriore elemento pedagogico e innovativo dell’introduzione degli scacchi in carcere è il metodo ECAM, ideato da Juan Antonio Montero, psicologo e presidente del Club Magic Extremadura in Spagna, arrivato anche in Italia grazie proprio all’associazione #Chess4Life.
Questo metodo prevede che prima di ogni mossa si debba aspettare almeno tre secondi prima del proprio turno. Questo permette ai detenuti di agire in maniera opposta rispetto alla modalità di tipo istintivo a cui erano abituati in passato, acquisendo così capacità di riflessione, pazienza e progettazione a lungo termine.
Ma mentre nei penitenziari la scacchiera diventa uno strumento di riscatto e di educazione alla responsabilità, fuori dal carcere la società deve fare i conti con un fenomeno opposto e dilagante: la mercificazione del gioco d'azzardo.
Nello stesso numero della rivista Scarp de Tenis l’intervento di Luciano Gualzetti intitolato "Una forma di tassazione sui poveri. Normalizzare l’azzardo? No grazie", Gualzetti esprime una forte preoccupazione per la tendenza della politica a voler "normalizzare" il dibattito sull'azzardo e ad accelerare riforme che rischiano di tutelare gli interessi dei grandi concessionari anziché la salute dei cittadini.
Parlare di "normalizzazione" dell'azzardo significa far finta di non vedere la realtà: famiglie indebitate, case pignorate e persone disperate che finiscono nella rete degli usurai. Gualzetti denuncia con forza l'intenzione di smantellare tutele fondamentali come i distanziometri (le norme che tengono le sale giochi lontane da scuole, centri anziani e luoghi di culto), definite non come "capricci ideologici", ma come presidi indispensabili di sanità pubblica.
L'idea che aumentare l'offerta legale serva a combattere l'illegale è un'illusione pericolosa: un'offerta ipertrofica finisce solo per allargare la platea dei giocatori e "normalizzare" una dipendenza. “Lo Stato non può essere il principale beneficiario — e insieme corresponsabile — di una patologia sociale”, denuncia Luciano Gualzetti.
Scarp de’ tenis è uno storico giornale di strada edito dalla cooperativa Oltre e promosso da Caritas Ambrosiana, nato per trasformare l'editoria in un concreto strumento di riscatto e inclusione sociale. Dedicato a persone senza dimora o in condizioni di grave emarginazione, non è solo una rivista ma un progetto sociale che offre un’opportunità di reddito attraverso la vendita contrattualizzata della rivista e reinveste i ricavati dell'attività in percorsi di assistenza, tutela della salute e reinserimento anagrafico e abitativo. La testata propone anche laboratori redazionale e formativi che aiutano i partecipanti a sviluppare abilità espressive acquisire nuove competenze e riconquistare la propria autostima e dignità.
Per un approfondimento sul gioco degli scacchi e le esperienze negli istituti penitenziari si rimanda a: https://www.chess4life.it/ ; info@chess4life.it.
https://ristretti.org/rieducare-con-gli-scacchi-in-carcere-il-gioco-come-metodo-terapeutico
https://ristretti.org/gli-scacchi-portano-in-cella-un-sogno-di-felicita